Il Biophilic Design è un modo ritrovato e innovativo di progettare i luoghi in cui viviamo, lavoriamo e veniamo educati. Il rapporto tra uomo e natura è costante, intimo e fondamentale anche se la storia ci insegna che le città e i centri urbani sono sempre stati costruiti dall’uomo allontanandosi dalla natura quasi fosse un elemento da cui scappare a vantaggio di degrado e cemento.
Quindi progettare secondo i principi biofilici, significa adottare una strategia di progettazione sostenibile che mira a collegare e incorporare le persone con l’ambiente che le circonda, riconnettendo la natura umana con il mondo naturale.
Restare connessi alla vita e ai suoi processi.
Secondo i docenti di Biourbanistica Antonio Caperna e Stefano Serafini il Biophilic Design è quel modo di progettare che va incontro alla nostra innata necessità di restare connessi alla vita e ai processi vitali. Un ambiente costruito secondo questi dettami è in grado di aiutare il sistema cognitivo umano ad alleggerirsi, a facilitare la raccolta e il riconoscimento di informazioni nel modo più rapido ed efficiente, a favorire il sistema sensoriale in termini di influenza neuro-motoria evitando sia la depressione sia gli effetti eccitanti, a indurre un rafforzamento in termini emotivi e biologici del livello neurale e implementare, secondo le numerose evidenze cliniche, il sistema immunitario agendo in particolare sulle persone malate e in cattive condizioni fisiche.
Materiali e benefici
E’ determinante utilizzare materiali provenienti direttamente dall’ambiente circostante.
I benefici sono già evidenti sia sulla salute che sulla produttività delle persone. Un sempre più crescente numero di ricerche rivela il positivo impatto del biophilic design nella vita di tutti i giorni. Stiamo parlando di un aumento dell’apprendimento, di un più rapido recupero dalla malattia o dell’aumento delle performance sul posto di lavoro; di fatto cosa accade che la vicinanza con la natura o l’immersione in essa, migliora l’umore, la qualità della vita e la proattività. Il modello è trasferibile a qualsiasi altro contesto: è scientificamente provato che un paziente felice risponde meglio alle cure o che un lavoratore appagato dal contesto lavorativo rende di più. Se quindi partiamo dal presupposto che la felicità possa essere generata anche dal design il cerchio non solo si chiude, ma è perfettamente funzionante e il modello del biophilic design diventa il sistema a cui ambire nel futuro del design sociale, abitativo e lavorativo.
Dall’intervista di Rita White inerente la Costruzione della Comunità Sostenibile
Rita White (Rita Trombin), psicologa ambientale e Presidente dell’Accademia Italiana di Biofilia (AIB)






